L’industria elettrotecnica ed elettronica rappresenta uno degli assi portanti dell’economia manifatturiera italiana ed europea. In un contesto globale in rapida evoluzione – segnato dalla transizione energetica, dalla digitalizzazione dei processi produttivi e dall’affermarsi dell’intelligenza artificiale applicata all’industria – il comparto si rivela non soltanto resiliente, ma capace di generare crescita strutturale e occupazione qualificata.
Il settore in Italia, tra struttura, dimensioni e tipologie d’impresa
La Federazione ANIE (Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche), aderente a Confindustria, costituisce il principale punto di riferimento istituzionale del comparto, rappresentando oltre 1.100 imprese ad alta e medio-alta tecnologia attive nelle filiere dell’elettrotecnica e dell’elettronica. Nel 2025 il settore occupava 480.000 addetti e registrava un fatturato aggregato di 112 miliardi di euro.
Dal punto di vista della struttura dimensionale, il tessuto imprenditoriale è composto in prevalenza da micro e piccole imprese: le micro-realtà rappresentano, infatti, il 39,8% del totale, mentre le piccole imprese costituiscono il 9,4%, a conferma di un modello produttivo italiano che trova la propria forza nell’articolazione capillare e nella specializzazione per nicchie tecnologiche di eccellenza.

La distribuzione geografica riflette l’impostazione manifatturiera del Nord Italia: il 72% delle aziende ANIE presenta le proprie basi produttive e di ricerca nell’area settentrionale, con la Lombardia che si conferma la regione di riferimento, con il 26,3% della concentrazione nazionale di produttori di elettronica.
L’evoluzione del fatturato in una traiettoria di crescita netta
L’andamento del fatturato aggregato del comparto racconta una storia di espansione costante nel corso dell’ultimo decennio. Nel 2017, il settore generava un fatturato complessivo di 78 miliardi di euro, con 468.000 addetti. Già nel 2019, il valore era salito a 84 miliardi, segnando un progresso significativo anche nella fase precedente agli shock pandemici.
Il 2022 ha rappresentato un punto di svolta importante poiché l’aggregato che include le filiere tecnologiche del building, energia, infrastrutture e industria ha raggiunto i 92,6 miliardi di euro, con una crescita del 20,8% rispetto all’anno precedente. Il mercato interno ha superato i 53 miliardi di fatturato, con un incremento del 27,3% rispetto al 2021, mentre le esportazioni hanno superato quota 26 miliardi, in crescita del 16,9%.
Nel 2025 il fatturato aggregato ha raggiunto la cifra record di 112 miliardi di euro a cui il comparto elettrotecnico ha contribuito con 48,5 miliardi, mentre l’elettronica ha generato 20 miliardi. Risultati tanto più significativi se letti in raffronto al manifatturiero nazionale, che nello stesso periodo registrava una contrazione della produzione; elemento che fa concludere quanto i settori siano dotati di capacità di tenuta e crescita fuori dalla media.

L’internazionalizzazione dei mercati come elemento chiave per incrementare le vendite
L’internazionalizzazione rappresenta uno dei principali motori di sviluppo per le aziende del comparto. Le esportazioni italiane per le tecnologie elettrotecniche ammontano complessivamente a 27 miliardi di euro, un dato che posiziona l’Italia tra i principali fornitori europei di sistemi e apparecchiature elettriche.
Il mercato statunitense si conferma strategico e in forte espansione: nell’ultimo anno le esportazioni del comparto elettrotecnico ed elettronico verso gli USA hanno raggiunto quasi i 4 miliardi di euro, registrando una crescita dell’11,5%. Il saldo commerciale con gli Stati Uniti – la differenza tra il valore di ciò che l’Italia esporta verso gli Stati Uniti e il valore di ciò che ne importa – è passato da 815 milioni di euro nel 2019 a oltre 2 miliardi nel 2024, raddoppiando rispetto ai livelli pre-pandemia. La tendenza si è consolidata anche nel primo semestre 2025, con le vendite verso il mercato americano in crescita di oltre il 12% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Un indicatore particolarmente significativo riguarda i volumi produttivi complessivi dei settori ANIE, che nel 2025 si attestano a livelli massimi storici, con un incremento del 12% rispetto ai valori pre-Covid. Un risultato che testimonia non soltanto la capacità di recupero del comparto, ma la sua traiettoria strutturalmente ascendente.
Il panorama europeo: un mercato da 5.765 miliardi
Come si può immaginare, per comprendere appieno il posizionamento dell’industria elettrotecnica ed elettronica italiana, è necessario inquadrarla nel contesto continentale e globale. Secondo le più recenti elaborazioni dello ZVEI (l’associazione tedesca dell’industria elettrica e digitale), il mercato mondiale dei prodotti elettrici e digitali ha raggiunto un valore di 5.765 miliardi di euro. Le previsioni indicano una crescita del 5% per il 2026, anno nel quale il mercato globale dovrebbe superare per la prima volta la soglia dei 6.000 miliardi di euro.

All’interno di questo scenario, la Germania si conferma la principale potenza manifatturiera europea del settore, con un volume di esportazioni di prodotti elettrici e digitali pari a 246 miliardi di euro. Il mercato europeo dei servizi di produzione elettronica (EMS) rappresenta circa il 25% del giro d’affari globale del comparto, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) stimato al 5,8%.
Sul fronte delle applicazioni, il settore automotive si conferma la principale industria utilizzatrice, trainato dalle esigenze legate alla transizione verso la mobilità elettrica. Il comparto dell’energia e delle tecnologie pulite è invece quello con la crescita prospettica più elevata, con un CAGR atteso del 7,9% fino al 2030, a conferma del ruolo centrale che le tecnologie elettroniche svolgono e svolgeranno nella transizione energetica europea.
Il mercato europeo della distribuzione di componentistica elettronica ha registrato, negli ultimi anni, una crescita del 70% in volumi e del 50% in fatturato; numeri che fotografano una domanda strutturalmente robusta e un ecosistema produttivo in piena espansione.
Il sistema delle certificazioni, tra oneri e garanzia di qualità: La Marcatura CE
Il sistema europeo di conformità dei prodotti elettrici ed elettronici si articola su livelli distinti e complementari, ciascuno con una propria funzione e un proprio peso specifico nella catena del valore. La marcatura CE costituisce, com’è noto, il requisito minimo obbligatorio per l’immissione sul mercato europeo. Il suo perimetro è ampio e comprende alcune delle principali direttive che regolano il settore: la Direttiva Bassa Tensione (LVD), che riguarda la sicurezza elettrica degli apparati che operano entro determinati livelli di tensione; la Direttiva RED (Radio Equipment Directive), che disciplina i dispositivi radio e le comunicazioni wireless; la Direttiva EMC (Compatibilità Elettromagnetica), che verifica che un’apparecchiatura non produca interferenze e sia immune a quelle esterne; la Direttiva RoHS, che restringe l’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche; e il Regolamento Ecodesign, che impone requisiti di efficienza energetica e sostenibilità ambientale a un numero crescente di categorie di prodotto.

Compatibilità elettromagnetica, sicurezza e prove radio
La compatibilità elettromagnetica (EMC), la sicurezza elettrica e le prove radio sono i tre ambiti tecnici che attraversano trasversalmente quasi tutte le categorie di prodotto elettronico. Le prove EMC verificano che un’apparecchiatura non generi disturbi verso altri dispositivi e sia immune a quelli esterni. Le prove di sicurezza, condotte secondo la Direttiva Bassa Tensione, accertano l’assenza di rischi per l’utilizzatore. Le prove radio, disciplinate dalla Direttiva RED, riguardano tutti i dispositivi wireless – Bluetooth, Wi-Fi, 5G, DECT – e si accostano alle verifiche SAR (Specific Absorption Rate), obbligatorie per i dispositivi utilizzati a contatto con il corpo.
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Certificazioni per i principali mercati extra-europei
Il mercato statunitense richiede la certificazione FCC (Federal Communications Commission) per tutti i dispositivi radio e digitali: un processo che prevede prove specifiche sulle emissioni elettromagnetiche, condotte da laboratori accreditati, e che si affianca – o in alcuni casi si sovrappone – ai requisiti già soddisfatti per la marcatura CE europea. Per il Canada, la certificazione di riferimento è l’ISED (Innovation, Science and Economic Development), spesso gestita in parallelo alla FCC nell’ambito di un unico percorso di qualifica per il mercato nordamericano. Il Regno Unito utilizza la marcatura UKCA (UK Conformity Assessed) come requisito autonomo e distinto rispetto alla marcatura CE, con proprie procedure di conformità, propri standard tecnici di riferimento e propri organismi notificati.
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