Esposizione umana ai campi elettromagnetici e SAR: prove, evoluzioni e normative

Esposizione umana ai campi elettromagnetici e SAR: prove, evoluzioni e normative

Grazie alla sempre crescente diffusione delle apparecchiature elettriche ed elettroniche e delle nuove tecnologie per le telecomunicazioni, il tema dell’esposizione umana all’inquinamento elettromagnetico ha acquisito una maggiore importanza.

Parliamo chiaramente di emissioni intenzionali – quali quelle generate dai sistemi di telecomunicazione a radiofrequenza o microonde – ma anche di quanto prodotto dai cosiddetti emettitori involontari, come i device utensili, i dispositivi correlati all’universo wireless, le apparecchiature elettromedicali, le linee di distribuzione elettrica e molte altre tecnologie.

In un panorama in costante divenire è basilare assicurare la salute dei fruitori esposti, portando avanti la valutazione dell’esposizione umana che è, com’è noto, obbligatoria per tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche commercializzate.

Le verifiche di esposizione umana ai campi elettromagnetici

Le verifiche di esposizione umana ai campi elettromagnetici – tema a cui è stata recentemente dedicata una monografia a opera del Comitato Elettrotecnico Italiano – sono un elemento cardine dei collaudi relati alla sicurezza di un prodotto elettrico o elettronico.

Questa tipologia di verifiche può essere condotta applicando una buona varietà di metodologie, in relazione al tipo di prodotto, al tipo di sorgente di campo elettromagnetico e alla posizione che il prodotto andrà ad occupare rispetto agli utenti.

Si utilizzano metodologie specifiche per prendere in esame apparecchiature da utilizzare vicino al corpo umano e sistemi differenti per tutte quelle apparecchiature destinate a essere posizionate, per esempio, su un tavolo o su una parete. Allo stesso modo si interviene sui dispositivi che per il loro utilizzo devono essere posizionati vicino all’orecchio – come i telefoni cellulari – con metodologie dedicate, data la peculiarità correlata all’utilizzo di questo tipo di device.

Le prove SAR (Specific Absorption Rate)

Per tutte le apparecchiature portatili da usare nelle vicinanze della testa o del corpo è necessario procedere alla misurazione del SAR (Specific Absorption Rate) ovvero la misura che indica quanta energia in radiofrequenza viene assorbita dal corpo o dalla testa dell’utente. I valori in questione permettono di verificare che vengano rispettati i limiti previsti per una sicura esposizione ai campi elettromagnetici.

Seguendo le linee guida definite dall’International Committee for Non-Ionising Radiation Protection (ICNIRP), l’Unione Europea, gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone, l’Australia e altri Paesi, hanno approvato norme armonizzate che stabiliscono i livelli di emissione massimi consentiti per contenere l’assorbimento entro certe soglie di sicurezza. I limiti SAR sono dunque indispensabili per proteggere i consumatori dalle emissioni di dispositivi radio che superano la soglia di trasmissione in radiofrequenza prevista.

Fare effettuare le prove di esposizione umana e la misurazione di SAR, da un laboratorio specializzato come Sicom Testing, secondo tutte le norme europee su dispositivi elettrici, elettronici e radio è un obbligo di particolare rilievo per procedere all’immissione dei prodotti sul mercato, nonché alla loro commercializzazione durevole, sicura e senza rischi.

Esposizione umana, SAR e le normative

Al netto dei differenti regolamenti che, in tutti i paesi del mondo, limitano i livelli massimi di esposizione, la situazione europea fa riferimento in modo particolare a due contenuti. Il primo è la Raccomandazione del Consiglio Europeo 1999/519/EC che definisce le linee guida per la “Limitazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0 Hz a 300 Ghz”.

La Raccomandazione prende in esame i livelli di riferimento per i campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. I limiti in questione derivano da studi scientifici internazionali della Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ICNIRP), pubblicati nel 1998 e sostanzialmente riconfermati nel 2020. La raccomandazione UE lascia agli Stati membri la possibilità di definire dei livelli di protezione più stringenti di quelli proposti.

La Direttiva 2013/35/EU, invece, presenta le disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dai campi elettromagnetici (CEM). L’ambito di applicazione della direttiva include tutti gli effetti biofisici diretti e gli effetti indiretti noti, provocati dai campi elettromagnetici.

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