Il Digital Export è il nuovo accesso per il Made in Italy, grazie a un mercato online sempre più strutturato

Nello scenario economico-commerciale italiano, l’export si concretizza come uno dei pilastri su cui si poggia il Made in Italy – coadiuvato dalla reputazione riconosciuta nel mondo per qualità costruttiva e attenzione artigianale – che rappresenta la carta più forte che le imprese nostrane possano giocare sui mercati internazionali. 

Tuttavia, il commercio globale sta cambiando dinamiche e caratteristiche molto rapidamente e le strutture commerciali tradizionali si trovano a dover assorbire questi cambiamenti, rielaborando processi, relazioni, tempi e luoghi correlati alla produzione. Secondo i dati e le proiezioni in mano a Istat e a Intesa Sanpaolo-Prometeia, nel 2024 l’Italia ha esportato beni per 623,5 miliardi di euro, in lievissima flessione rispetto all’anno precedente a causa delle tensioni geopolitiche diffuse e alle ipotesi di nuovi dazi da parte dell’amministrazione statunitense.

Le previsioni per il futuro, tuttavia, disegnano uno scenario internazionale in cui la cautela e l’inflazione europea dovrebbero progressivamente attenuarsi e la domanda – interna ed esterna all’Unione – irrobustirsi. Risulta dunque lampante che, in un contesto simile, per un’azienda che produce elettronica e guarda a un pubblico di distributori o buyer esteri, restare ancorati ai soli canali fisici significhi rinunciare a una parte crescente della domanda che, prima ancora di manifestarsi in una trattativa commerciale, si è già formata altrove.

Quando l’acquisto si sposta – o comincia – online

Per una vasta serie di comparti la dinamica di acquisto online è la scelta maggioritaria, tanto che le rilevazioni più recenti del Consorzio Netcomm mostrano che oltre tre quarti degli acquisti di prodotto passano oggi attraverso piattaforme eRetailer o marketplace.

Proprio l’elettronica figura tra le categorie merceologiche in cui il legame tra ricerca online e acquisto risulta più stretto, poiché il 78% di chi compra un dispositivo elettronico in un punto vendita fisico consulta almeno un touchpoint digitale prima di prendere la decisione. Questo dato cambia profondamente la prospettiva correlata a fiere di settore e agenti, perché il digitale non si limita più ad affiancare il canale fisico, ma lo precede e spesso lo orienta, indipendentemente dal fatto che la vendita si concretizzi online oppure in negozio.

Una crescita già consistente con una sfida per le imprese

La dimensione economica del fenomeno conferma quanto l’attrattiva commerciale sia già rilevante per le imprese. Grazie alle ricerche dell’Osservatorio Export Digitale del Politecnico di Milano si è rilevato che nel 2025 l’export digitale italiano in ambito esclusivamente B2b abbia raggiunto i 175 miliardi di euro, con una crescita del 20% sull’anno precedente.

Nonostante questi numeri, la stessa fonte segnala che buona parte delle piccole e medie imprese italiane si colloca ancora in una fase geminale di maturità digitale, specialmente per quanto riguarda l’adozione di canali di vendita online strutturati e l’uso di strategie e indicatori per monitorare i progetti di internazionalizzazione, mentre risultano relativamente più solide le competenze legate alla comunicazione e alla governance dei progetti. È proprio in questo scarto, tra un potenziale già enorme e un’adozione ancora parziale, che si nasconde il margine di crescita più immediato per le aziende che decidano di inserirsi velocemente in questa dinamica commerciale.

Il Digital export tra strategie e canali appropriati 

Costruire una presenza digitale capace di generare risultati concreti richiede scelte precise e una pianificazione commerciale che definisca come presidiare marketplace privati, riservati alle imprese che aderiscono a filiere o ad associazioni specifiche, e marketplace pubblici aperti a chiunque, che restano un punto di riferimento imprescindibile soprattutto nelle prime fasi di ingresso in un mercato.

A questo si affianca la necessità di un sito multilingua realmente localizzato – idealmente un adattamento ai riferimenti culturali e alle abitudini di ricerca del pubblico locale, più che una semplice traduzione meccanica dei contenuti – mentre LinkedIn si conferma lo strumento più efficace per costruire relazioni dirette con buyer e distributori attraverso strategie di social selling mirate.

Le imprese italiane si trovano a dover considerare congiuntamente una serie di fattori, dalla scelta dei canali attraverso cui vendere, fino alla logistica capace di sostenerli, senza dimenticare che il marketing digitale funziona solo se sostenuto da una struttura organizzativa interna in grado di presidiarlo nel tempo.

Tra i punti cardine nelle strategie d’impresa, per citare il Politecnico di Milano, c’è la consapevolezza del fatto che non esista una configurazione universalmente valida, dato che ogni combinazione dipende tanto dal mercato di sbocco quanto dal settore merceologico in cui l’azienda opera, senza contare il posizionamento di prezzo scelto per il prodotto. Proprio per questo motivo, l’errore più comune resta quello di replicare pedissequamente all’estero un modello pensato per il mercato domestico.

Assicurare la conformità ai prodotti da esportare

Tutta questa architettura digitale, com’è intuibile, si regge su un presupposto che nessuna piattaforma può sostituire, ovvero la conformità reale del prodotto alle normative del Paese in cui verrà distribuito. Un dispositivo elettronico destinato al mercato europeo deve prima di tutto rispettare i requisiti della marcatura CE, un passaggio che nessuna strategia commerciale online può aggirare, qualunque sia la piattaforma scelta per la vendita. 

Se l’azienda guarda oltreoceano, la questione si sposta sulle autorizzazioni FCC valide per Stati Uniti e Canada, mentre il mercato britannico richiede la propria marcatura UKCA. A questi obblighi si aggiungono le prove di compatibilità elettromagnetica e i test di sicurezza elettrica, ancora più delicati quando il prodotto integra componenti radio o funzionalità connesse, mentre va verificata a parte anche la conformità RoHS, la normativa europea che limita l’uso di sostanze pericolose nei componenti elettrici ed elettronici.

È il lavoro che Sicom Testing, in quanto laboratorio specializzato attivo dal 2003, svolge ogni giorno, affiancando le aziende del settore elettrico ed elettronico nella preparazione della documentazione tecnica e nell’esecuzione delle prove richieste dai diversi mercati. Per assicurare alle aziende che i loro prodotti siano efficaci, sicuri e conformi; pronti per imboccare la via che la strategia digitale sta aprendo loro.

Per chiedere ulteriori informazioni su questo argomento, scrivere a info@sicomtesting.com
o chiamare il numero +39 0481 778931.

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